Ragusa, una città che sembra scolpita nel miele. Il paradiso rurale non è in Toscana né in Umbria: si cela in Veneto e riscrive la storia Un luogo dove la storia e la modernità si intrecciano con la stessa intensità di un film di successo.
Ma cosa rende Ragusa così speciale? Forse è la sua capacità di essere due città in una, come un dualismo che sfida la logica. Ragusa Ibla e Ragusa Superiore: due anime, un’unica realtà.
Ma cosa succede quando una città è costretta a vivere con una doppia identità?
L’11 gennaio 1693. Una data che ha segnato il destino della Sicilia orientale. Un terremoto devastante che, in una sola notte, ha ucciso oltre 5.000 ragusani su circa 9.000 abitanti. Un evento che non ha solo distrutto case; ha spaccato una comunità.
Da quel disastro nacquero due anime: Ragusa Ibla, barocca e arroccata, e Ragusa Superiore, dove la nuova borghesia agricola ha deciso di rifondare la propria identità. Due comunità vicine, a meno di 2 km di distanza, ma destinate a non comprendersi mai davvero.
Mussolini ci ha provato nel 1926, con l’idea di fonderle per sommare gli abitanti e creare la Provincia di Ragusa. Un atto politico più che un tentativo di riconciliazione.
Ma si può veramente fondere ciò che non è mai stato unito? La frattura originaria non è mai stata rattoppata, ma solo amministrata come un cerotto su una ferita sempre aperta.
Ragusa, oggi, è un meraviglioso centro barocco. Un luogo che ha saputo trasformare le sue cicatrici in bellezza. Non è un caso che sia diventata un set cinematografico a cielo aperto, scelta da registi di fama come location per i loro film.
Le strade di Ragusa Ibla hanno fatto da sfondo alle avventure del Commissario Montalbano, un connubio che ha portato un incremento sensibile dei flussi turistici.
Ma il legame tra Ragusa e il cinema inizia molto prima: nel 1947, con il film “Anni difficili” di Luigi Zampa, tratto dal racconto di Vitaliano Brancati. Un legame che continua ancora oggi, con più di cinquanta produzioni che hanno scelto il barocco, le campagne e le coste iblee come scenografie naturali.
Ma cosa spinge i registi a scegliere Ragusa? Gesualdo Bufalino una volta ha detto che vi sono luoghi “naturaliter cinematografici”, che invitano la macchina da presa a cercarli e possederli. Ragusa è uno di questi luoghi.
La sua architettura liberty e barocca, le sue coste sabbiose e i suoi paesaggi rurali sono una scenografia a cielo aperto. E i costi di produzione relativamente bassi non fanno che aumentare il suo fascino per il mondo del cinema.
Ma è solo una questione di soldi?
La terra iblea è un mistero affascinante. Un luogo dove la storia si è stratificata come le pagine di un libro antico. Dai primi insediamenti dell’età del bronzo antico, alla cultura medievale e infine al barocco, Ragusa è una metafora dell’intreccio tra tradizione e modernità.
Un luogo che continua a ridisegnare il suo volto, tra il latifondo e il pascolo nudo, lo sviluppo e l’industrializzazione, e ora, il turismo.
Ma cosa rimane oggi di quella divisione nata nel 1693? Forse un senso di identità, una consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande.
Un luogo che ha saputo trasformare la sua doppia anima in una risorsa, dove il passato e il presente si incontrano in un continuo dialogo. Un dialogo che continua a ispirare artisti e turisti da tutto il mondo.
Ragusa non è solo una città. È una storia che continua a raccontarsi, un film che non smette mai di girare. E chissà, forse è proprio questo il suo segreto: essere in grado di trasformare le sue ferite in bellezza, di essere due anime in una, di essere un set cinematografico a cielo aperto che incanta e affascina chiunque abbia la fortuna di scoprirla.